O donne povere e sole,

violentate da chi non vi conosce.

Mangerete polvere,

Cercherete di impazzire

E non ci riuscirete,

avrete sempre il filo

della ragione che vi

taglierà in due.

Ma da queste profonde

Ferite usciranno

Farfalle libere.

Alda Merini

Ho scelto questa poesia di Alda Merini, perché reputo che dia il senso di quello che Serena sia diventata, grazie alle sue ferite. La Serena di oggi è il frutto di quello che la Serena bambina di 8 anni ha vissuto.

Questa poesia la possiamo vedere come un inno alla resilienza femminile perché, anche il dolore più profondo, come quello di una bambina che viene tradita nella fiducia dal padre, che ne fa oggetto di desiderio, piuttosto che di amore incondizionato e puro, se vissuto e attraversato, diventa il passaggio obbligato o la strettoia, come dico sempre io, per una nuova rinascita, permettendo alla persona, e in questo caso a quella bambina, di liberarsi e di tornare a volare.

La violenza, come tutti sappiamo, non è solo fisica ma, anche psicologica e morale, Serena le ha vissute entrambi, e la seconda è stata peggiore della prima.

“Mangerete polvere”, recita Alda Merini, e con queste due parole ha cercato di veicolare l’immagine del dolore assoluto, dell’umiliazione e dello smarrimento: in questo caso lo smarrimento di una bambina che ha sentito di non essere capita, ascoltata, ancor prima, e protetta da nessuno di coloro che era deputato a farlo, nemmeno da colei che le aveva dato la luce, perché come lei l’ha definita non era una “mamma fisica”.

E mentre Serena ha dovuto “mangiare polvere” la sua mente, la sua ragione è rimasta lucida, costringendola a fare i conti con la realtà, una realtà più grande di lei, nella quale voleva solo che qualcuno “si occupasse di lei”.

Ma, poi, dalle sue ferite, è emersa quella “farfalla libera”, di cui parla la grande Alda Merini.

La farfalla è da sempre il simbolo della metamorfosi e dell’anima; rappresenta da sempre la bellezza, la leggiadria, la fragilità ma, anche, la leggerezza che rinasce dopo un periodo buio.

Le ferite del passato e i traumi vissuti, possono diventare il bossolo da cui poter rinascere più forti di prima, trovando la libertà nel proprio io più profondo, trasformando i soprusi e gli atteggiamenti oppressivi in una spinta vitale verso la libertà e la realizzazione.

Aliza Pressman, psicologa dell’età evolutiva, a livello internazionale, ha detto che per essere dei buoni genitori dobbiamo applicare le 5 R.

Le 5 R fanno riferimento ad un approccio pedagogico ed emotivo utile per instaurare una genitorialita’ equilibrata,  non servono per essere perfetti, ma per creare un ambiente di crescita sano e resiliente e si concentrano su:

  • Relazione (Connection): Costruire un legame solido e sicuro basato sulla fiducia e sull’ascolto, facendo sentire il bambino amato incondizionatamente;
  • Riflessione (Reflection): Imparare a osservare i propri comportamenti di adulti e quelli dei figli, mettendosi nei loro panni per comprendere il loro punto di vista;
  • Regolazione (Regulation): Gestire le proprie emozioni prima di reagire. I genitori fanno da modello; mantenere la calma insegna ai figli a regolare a loro volta i propri stati d’animo;
  • Regole (Rules): Stabilire confini chiari, costanti e prevedibili. Le regole aiutano i bambini a sentirsi sicuri e a comprendere come funziona il mondo;
  • Riparazione (Repair): Sbagliare è inevitabile. La riparazione consiste nel chiedere scusa e ristabilire il contatto dopo un litigio o una reazione esagerata, dimostrando che le relazioni si possono sempre risanare.

Purtroppo quando un minore vive esperienze di violenza da un genitore e non protezione dall’altro, tanto da sentirsi “invisibile”, questo genera un trauma complesso le cui conseguenze vanno da un costante stato di allarme angoscia, a disturbi dell’attaccamento, da senso d colpa, autosvalutazione e compromissione delle relazioni future oltre a ritardi nello sviluppo cognitivo ed emotivo.

Quando i genitori vengono meno al loro ruolo di cura, perché uno è un carnefice e l’altra non protegge, viene meno il legame di fiducia fondamentale e si viene a creare un attaccamento disorganizzato generando, di conseguenza, profonda insicurezza e difficoltà a fidarsi degli altri. Inoltre, l’assenza di protezione materna può generare l’emersione di comportamenti “adultizzati” che portano la bambina, in questo caso, ad assumere ruoli di accudimento e protezione nei confronti dei fratelli/sorelle più piccoli/e, della madre stessa, con l’assunzione di un carico emotivo inadeguato per la sua età.

Se questo trauma non viene trattato, purtroppo, può cronicizzarsi e portare, durante l’adolescenza o l’età adulta a disturbi dissociativi, depressione, ansia, isolamento sociale e alta percentuale di subire o reiterare, nel tempo, comportamenti violenti.

Quindi, per interrompere questa catena è necessario intervenire in maniera repentina.