Che cos’è la Child Inclusive Mediation?
Solitamente si pensa che in Mediazione Familiare i figli non devono essere presenti perché, come qualcuno mi ha detto “sono cose da grandi e loro non possono capire, perché i problemi sono fra noi due”.
In realtà non è così.
La crisi coniugale riverbera sulla coppia genitoriale e, di conseguenza, sui figli che, impotenti, assistono alla separazione dei genitori.
La stanza del mediatore è uno spazio protetto in cui il minore, dopo l’assenso di entrambi i genitori, può essere ascoltato da un professionista che, necessariamente, deve avere le competenze per potersi confrontare con lui.
Il Mediatore informa i genitori che, pur ascoltando un minore, non potrà riportare loro, quello di cui il figlio non dà l’assenso. La professionista può derogare solo nei casi in cui quello di cui viene a conoscenza è espressione di atteggiamenti lesivi dell’integrità psicofisica del minore.
Gli aspetti cardine per l’ascolto del minore sono:
- Accoglienza: è fondamentale la relazione che il Mediatore, da subito, dovrà instaurare con il minore. Questa diviene la conditio sine qua non per il buon esito dell’incontro, in quanto il bambino si deve sentire a suo agio, attraverso la percezione di avere di fronte una persona che è lì per Ascoltarlo e disponibile a rispondere a tutte le sue domande, se sarà possibile, a sedare i suoi dubbi oltre a fare da tramite, per ciò che gli verrà richiesto, con i genitori. I bambini intervistati hanno evidenziato l’importanza delle domande che il Mediatore porrà, in quanto dovrà “essere delicato, farti sentire protetto, perché tu possa aprirti e poi lasciarti esprimere liberamente”;
- Esternazione delle emozioni: l’incontro con il Mediatore diviene il momento in cui, dopo un periodo più o meno lungo di caos e di rottura degli equilibri preesistenti, all’interno della famiglia, il bambino sente che c’è qualcuno che gli sta dando attenzione. La Mediazione può divenire il momento della liberazione delle proprie emozioni represse per troppo tempo, perché il figlio non voleva essere la causa di ulteriori litigi. Questo potrà essere fatto sia attraverso il dialogo, sia attraverso il disegno, che potrà essere visto dai genitori, i quali potranno, così, rendersi conto dello stato d’animo del figlio/a (da questo punto di vista è stato interessante riscontrare che quasi tutti i bambini/ragazzi hanno proposto delle strategie operative, che poi realmente ho utilizzato, quando ho avuto dei bambini in mediazione. E’ come se avessero una saggezza interiore, che va ben oltre la loro età. L’incontro può divenire un momento in cui non si sentiranno più “abbandonati a se stessi”, in un contesto familiare dove sembra che siano diventati trasparenti, “perché nessuno gli diceva nulla […] e sembrava che noi figli non esistevamo per loro”, ma avranno l’opportunità di sentirsi rassicurati e parte attiva del processo.;
- Ridefinizione dei ruoli: l’incontro di Mediazione offre al minore l’opportunità di ridefinire il suo ruolo all’interno della famiglia, perché non vuole “essere messo in mezzo”, come dire non vuole ”fare nessuna scelta, non vuole prendere le parti di nessuno”;
- Presa di coscienza: l’incontro con il Mediatore diviene fondamentale affinché il bambino “se ne faccia una ragione”, ponendo da parte l’illusione che i genitori possano tornare assieme;
- Professionalità del Mediatore: da quanto affermato da molti dei bambini/ragazzi ascoltati emerge una figura di professionista che nel fare il proprio lavoro, oltre alle competenze, deve inserire, far emergere la passione per ciò che fa (a mio parere è estremamente importante la riflessione che loro hanno fatto, perché fa risaltare l’importanza che per fare bene il proprio lavoro (questo lo considero fondamentale in tutte le professioni centrate sulla relazione di aiuto) non contano solo le conoscere/competenze anzi, e se ci fossero solo queste potrebbe essere una mera applicazione di tecniche. In una parola il Mediatore deve Amare il proprio lavoro.
La Child Inclusive Mediation è un processo di consapevolezza per tutti i protagonisti del percorso di Mediazione Familiare: genitori e figli e, proprio per questo, può aiutare i genitori a mediare le proprie differenze, per lavorare sullo stesso “fronte”, che è quello della cogenitorialità, che renda operativo l’affido condiviso, che non rimarrà una mera formula giuridica, bensì si declinerà in modifiche reali a sostegno della genitorialità condivisa, perché si deve continuare ad essere genitori insieme, anche se non si è più coniugi.