Questo termine ha origine nell’antica Roma, dove stava ad indicare un insieme di doveri, di affetto rispetto, che la persona aveva nei confronti della propria famiglia, gli dei e la propria patria.
A quel tempo era considerata una delle virtù fondamentali sia per la società che per la religione, tanto da essere stata personificata in una divinità.
Oggi, questo termine latino, che si traduce, semplicemente, con pietà, ha un significato molto ristretto, infatti sta ad indicare la compassione e la commiserazione verso l’altro.
La pietas romana, invece, stava ad indicare
- Il rispetto e l’obbedienza verso i genitori e il senso di responsabilità verso la società e il proprio Stato
- Il rispetto e l’osservanza nei confronti degli dei. Enea ne è un esempio, dal momento che aveva sacrificato i propri desideri per seguire il destino tracciato dagli dei, adempiendo così ai propri doveri verso le divin9ità e lo Stato
- Nell’antica Roma venne dedicato un tempio alla pietas, in quanto era stata elevata a divinità, andando così a simboleggiare i doveri umani. Venne, addirittura stampata sulle monete
- Stava anche ad indicare la capacità di prendersi cura degli altri, compresi quelle appartenenti alle classi sociali più basse, più deboli.
Oggi la pietas ha un significato che dovremmo imparare a riscoprire: la comprensione per l’altro, la capacità di volgere lo sguardo verso chi ci sta vicino, mettendo da parte l’indifferenza.
Potremmo farla diventare l’antidoto nei confronti non solo dell’indifferenza ma, anche, dell’invidia, del narcisismo, del rancore e del bisogno di pareggiare i conti, perché se provo pietà non c’è niente da essere invidiosi o da pareggiare.
Nella pietas, assieme alla comprensione, dobbiamo aggiungere anche l’indignazione per le ingiustizie e oggi, ovunque volgiamo lo sguardo, ce ne sono a perdita d’occhio.
Pensiamo davvero che riusciremo ad uscire dalle guerre, dalle ingiustizie, dalle prevaricazioni senza la pietas, senza la comprensione verso quelle persone, paesi che sono schiacciati?
Se riuscissimo a farla diventare una filosofia sociale, un pensiero condiviso, quindi uno stile di vita, che consentirebbe di rafforzare le relazioni allora si che potremmo raggiungere la realizzazione del bene comune, diversamente continueranno a prevalere gli individualismo e gli interessi di pochi e non di tutti.