Chi non ha mai avuto la sensazione di essere «abitato» da tanti sé? Beh, se l’avete provata sappiate che, secondo l’approccio chiamato voice dialogue, dialogo delle voci, si tratta di qualcosa del tutto normale, che fa parte di noi. E imparare ad ascoltare questa sorta di «famiglia interiore» può aiutarci a far emergere quello che viene definito Io Cosciente o Ego Consapevole «che, a differenza di quello Operativo, non si identifica in alcun sé, ma riesce a gestire gli opposti e a operare scelte consapevoli in base alla situazione contingente». A spiegarcelo è la dottoressa Edy Salvadori, psicologa, counselor, formatrice e presidente dell’Associazione Voice Dialogue Italia, che ha portato nel nostro paese la tecnica ideata negli anni Settanta da Hal e Sidra Stone negli Stati Uniti.

Le nostre tante personalità

«Amo molto la definizione di “famiglia interiore” per fare riferimento alla molteplicità di sub personalità, o sé, che non finiremo mai di conoscere, nemmeno quando arriveremo alla fine dei nostri giorni» spiega la dottoressa Salvadori. «Si formano in noi in seguito all’educazione ricevuta in famiglia e si utilizza proprio la tecnica del dialogo delle voci per creare o ricreare un equilibrio interiore che ci consenta di gestire al meglio le relazioni intra e interpersonali. Questo approccio, anche se chiamarlo così può risultare riduttivo, potrebbe essere definito sistemico, dal momento che consente di acquisire la capacità di gestire al meglio il nostro sistema relazionale interiore ed esteriore».

«Se vogliamo usare una metafora, l’Io Cosciente può essere paragonato a un direttore d’orchestra che conosce tutti gli strumenti e le loro peculiarità e sceglie, di volta in volta, quello che deve suonare, perché più funzionale» prosegue Salvadori. «In sintesi, tutte le volte in cui prendiamo una decisione difficile e sentiamo dentro di noi un conflitto, che nasce da una molteplicità di idee che si accavallano nella nostra mente, e quando troviamo la soluzione e siamo consapevoli che quella è la migliore, in quel momento l’Io Cosciente ha saputo gestire tutti quei sé interiori che portavano dubbi. In Italia questa tecnica viene portata avanti da professionisti che si sono formati all’interno di una scuola triennale a indirizzo specifico».

Utile per gestire scelte ed emozioni

Un percorso di questo tipo può risultare utile in «tutte le situazioni di conflitto interiore o esteriore che derivano da scelte che ci si trova a fare, come decidere quale percorso di studi intraprendere, se portare avanti una relazione di coppia o amicale, il cambio di abitazione o lavoro, oppure il bisogno di acquisire un’equilibrata e armonica capacità di gestire le emozioni negative, quali l’ansia, la paura, la rabbia, la vergogna, che sono alla base di molte patologie» continua la dottoressa Salvadori. «Il voice dialogue è molto utile anche quando si ha a che fare con varie sintomatologie, poiché il sintomo viene visto come l’unica forma di comunicazione che quel nostro sé interiore, da noi inascoltato per troppo tempo, ha trovato per farci comprendere che dobbiamo modificare il nostro modo di rapportarci con il mondo esterno. Faccio un esempio: sovente, quando ci arrabbiamo sistematicamente all’interno di alcune situazioni relazionali, nella quali sentiamo di non essere rispettati, può accadere che, nel tempo, iniziamo ad avere difficoltà digestive o dolore. Questa sofferenza diviene l’espressione di quel sé interiore che gli Stone definiscono rinnegato, perché inascoltato, che attraverso il disagio fisico ci vuole comunicare che dobbiamo smettere di essere persone particolarmente disponibili (questo è un sé interiore, attraverso il quale proteggiamo le nostre insicurezze, il nostro bisogno di essere accettati e la nostra vulnerabilità); ed emerge così un responsabile, che sa come proteggere le nostre ferite interiori, senza farci prostrare eccessivamente, evitando di far emergere il rabbioso che cerca di difenderci. Nel momento in cui modifichiamo il nostro comportamento, come conseguenza del “dialogo interiore” che emerge in seduta con il facilitatore, ci sarà una remissione della sintomatologia, che riemergerà quando ricadremo nella vecchia dinamica relazionale».

Modificare il concetto di sé

Quando il professionista che si occupa di voice dialogue accompagna una persona in difficoltà,

tiene sempre a mente che, come diceva lo psicologo Carl Rogers, il modo migliore di venirle in aiuto non è quello di dirle esplicitamente cosa fare, quanto piuttosto di aiutarla a comprendere la situazione e a gestire il problema facendole capire, da sola e pienamente, le responsabilità delle proprie scelte e decisioni. Gli individui hanno ampie risorse per auto-comprendersi e per modificare il concetto di sé» spiega Salvadori.

Quindi il ruolo del facilitatore «è quello di aiutare la persona a fare chiarezza dentro di sé, a vedere le proprie dinamiche intra e interpersonali da una prospettiva diversa, più lucida, che consentirà di mettere in atto azioni frutto di scelte consapevoli e non dettate da ciò che si è strutturato nel tempo e che ci intrappola e ci fa soffrire. Il ruolo dell’utente è quello di essere disposto a focalizzare l’attenzione sulla propria famiglia interiore, anche se questo, inizialmente, può voler dire rompere schemi relazionali e crearne di nuovi, improntati nel rispetto di sé e dell’altro, ma in modo consapevole. Noi ci illudiamo che le nostre azioni siano il frutto di scelte consapevoli, in realtà nascono da schemi che abbiamo appreso nel nostro contesto familiare dove, per evitare di essere puniti dai nostri genitori, abbiamo rinnegato alcune nostre sub personalità o sé interiori, che riemergeranno nelle situazioni di stress».

L’esempio di chi ha ritrovato il proprio baricentro

Gli esempi possono ben aiutare a comprendere come funziona la tecnica del voice dialogue. «Prendiamo dunque il caso di Carla: è una psichiatra, ha un grande attivista interiore che si è sviluppato in lei fin da piccola, perché nella sua famiglia solo suo fratello avrebbe avuto il diritto di avere i giochi migliori, i vestiti nuovi, mentre lei doveva pendere quelli dismessi» spiega Salvadori. «Crescendo il fratello aveva il diritto di proseguire gli studi e di farsi una carriera, mentre lei se voleva, terminata la scuola dell’obbligo, doveva trovarsi un lavoretto per mantenersi, perché i soldi per tutti e due non c’erano. Il comportamento dei genitori ha alimentato in lei un senso di inadeguatezza, di frustrazione ma, contemporaneamente, ha strutturato quel sé interiore attivista, affiancato dal responsabile/perfezionista, che le ha fatto trovare la forza e il tempo per raggiungere il suo obiettivo: diventare un medico. Nel contempo in lei è emersa una grande rabbia per il senso di ingiustizia che ha introiettato, che l’ha portata ad avere una relazione molto conflittuale con i genitori e a entrare in proiezione con quei pazienti che le portavano storie simili alla sua. L’obiettivo della sua rabbia era proteggere quella bambina interiore incompresa bisognosa di essere riconosciuta, che non si era mai sentita vista dai suoi genitori, nonostante tutto quello che aveva fatto per meritarsi la loro stima».

A tutto questo si erano aggiunti, nel tempo, come spiega ancora la dottoressa Salvadori, «molti dolori a livello muscolare e articolare oltre a importanti difficoltà digestive. Gli incontri con un facilitatore di voice dialogue non solo le hanno permesso di ricreare un rapporto equilibrato con la madre (il padre purtroppo non c’era più e, anche qui, è stato necessario lavorare su un dialogo irrisolto, che alimentava il suo sé rabbioso) ma si è sentita anche più in equilibrio nel suo lavoro e la sua sofferenza fisica si è alleviata».

Quella del dialogo delle voci, dunque, è una prospettiva che può rappresentare un valido aiuto per tutti coloro che sentono la necessità di risanare e riequilibrare le proprie relazioni e la propria consapevolezza interiore.

Contatti:

In Italia è attiva l’Associazione Voice Dialogue Italia, che può messere un punto di riferimento per chi cerca professionisti che abbiano questo tipo di formazione: www.voicedialogue.it

 

Beatrice Salvemini – Terra Nuova n°412 Febbraio 2025