Il VD può essere riconosciuto come lo strumento per pervenire alla conoscenza di se stessi, delle proprie risorse e dei propri limiti, favorendo un ascolto interiore che consentirà alla donna/ragazza/persona di non permettere a nessuno di prevaricarla, perché consapevole dei propri diritti. Quindi il VD può essere visto come uno strumento in più, da utilizzare nella Strada della Vita, con l’obiettivo di sensibilizzare la comunità su questo delicato tema.

Con questo non misconosco l’importanza di combattere gli stereotipi di genere fin dalla primissima infanzia, perché questi non funzionano solo come “lenti deformanti” nella gestione e nella lettura delle relazioni, ma contribuiscono a costruire la cultura patriarcale di controllo e di potere, elementi questi che contengono, inevitabilmente,  il nucleo della prevaricazione a scapito dell’uguaglianza.

La decodificazione degli stereotipi di genere, contemporaneamente alla percezione dei “germi” della disuguaglianza, fin dai primordi, dovrebbero essere elementi di formazione trasversale “di base”, per tutti coloro che operano nel mondo della scuola (coinvolgendo anche le famiglie), della giustizia, della salute e delle forze dell’ordine. Dovrebbero entrare nell’educazione permanente di coloro che hanno la facoltà di prendere decisioni in ambito familiare e professionale.

Per poter portare avanti, tutti assieme questo obiettivo è necessario Educare e Formare i giovani, le famiglie e le persone in genere, all’Ascolto.

Con questo termine faccio riferimento non ad un verbo fisico, ma ad un verbo psicologico, perché ritengo che possiamo condividere che Ascoltare vuol dire sentire con Attenzione e Intenzione e il VD, creato da Hal e Sidra Stone è lo strumento ideale per favorire tutto questo.

Da qui l’importanza di utilizzare il Voice Dialogue come tecnica, per favorire la crescita personale di donne e ragazze, combattendo così le disparità di genere, che costituiscono uno dei maggiori ostacoli allo sviluppo sostenibile, alla crescita economica e alla lotta contro la povertà, ma non solo, non dobbiamo dimenticarci che la parità di genere è riconosciuta come UN DIRITTO UMANO FONDAMENTALE oltre che la conditio sine qua non per un mondo prospero, sostenibile e in pace.

Uno degli aspetti che donne e ragazze hanno dovuto combattere, da sempre sono i pregiudizi, legati al genere, che hanno minato la capacità di Autodeterminazione e l’emersione di questo Sé che sceglie, decide, media, ma non si lascia prevaricare, svalutare, emarginare, ghettizzare, strumentalizzare e violentare psicologicamente e fisicamente.

Una lotta che il genere femminile sta portando avanti da sempre è quella contro il Muro di Parole, creato da una società maschilista. E’ con le parole che si sono dovute confrontare per liberarsi da uno stigma che le ha fatte sentire inferiori, oltre a non essere viste come persone, ma come oggetti.

E’ questo muro di parole che le donne hanno dovuto scavalcare, per potersi affermare e, ancor prima, farsi riconoscere, a seguito della conquista di una propria identità personale e sociale, nata dalla consapevolezza di sé e del proprio valore, che è a prescindere da quello che si fa e dal ruolo sociale che si ricopre. Avere un Sé interiore che porta la Fiducia in se stessa è la chiave di volta per poter esercitare il proprio diritto all’Autodeterminazione e il suo Empowerment.

Ma la cosa particolarmente preoccupante è che le Donne, dovendo confrontarsi, costantemente, con uno Specchio, costituito dall’Immaginario Collettivo, che reinvia alla stessa un’immagine distorta, finisce con l’identificarsi con essa, mettendo da parte il suo Potere di Essere, di Esistere, di Rispettare la propria Dignità  e di esercitare i suoi Diritti, alterando così la propria Autopercezione. Al punto tale che, nel processo di crescita, le Donne hanno sentito emergere dentro di loro un Sé Insicuro che è divenuto il  tratto costituente della loro costruzione del Sé, della loro Personalità, facendo emergere un sistema primario che ha dovuto proteggere le insicurezze, con Sub Personalità, quali l’eccesso di Responsabilità, la Perfezione, il Controllo, con l’obiettivo di proteggere non solo le Insicurezze ma, anche, le Vulnerabilità, prima fra tutte il Bisogno di Riconoscimento/Apprezzamento, influenzando così l’intero processo di Autoidentificazione.

Pertanto, il VD, può essere lo strumento per accompagnare la Donna verso un processo di Consapevolezza, che le consenta  di riconoscere le proprie Potenzialità, di aiutarla a riconoscere, ad affrontare e superare i traumi subiti, consentendogli di acquisire uno Sguardo critico sul mondo che la circonda, oltre a sviluppare un pensiero Divergente, che le consenta di osservare Se Stessa e la Realtà Circostante scevra da condizionamenti.

Oltre a questo, un obiettivo difficilissimo da raggiungere, ma ognuna di noi sa che uno degli epiteti che ci viene, frequentemente, rivolto, è quello di essere Testarde, che in questo caso è una risorsa e non un difetto, è quello di diffondere la cultura dell’incontro, del rispetto, della valorizzazione delle differenze, attraverso interventi profondamente trasformativi perché, se ci soffermiamo un attimo a riflettere, la forma più ricorrente di violenza è l’insulto, la svalutazione e l’umiliazione.

Sovente mi capita di dire che la violenza fisica arreca dei danni più o meno gravi che, a volte, purtroppo, hanno richiesto anche interventi chirurgici ma, lentamente, quelle cicatrici si rimpiccioliscono e, nei casi più lievi, possono scomparire, ma le ferite dell’anima, inferte dalle parole, accompagnate dalla mimica facciale, dalla prossemica, dal tono di voce e dal ruolo che quella persona ha nella vita di una Donna, creano delle ferite così profonde che se non c’è una capacità di guardarsi dentro e di farsi accompagnare in un processo di crescita personale, favorendo così l’Inclusione di quei Sé Interiori difficilmente si leniscono e, anche se può sembrare strano, fino a quando quelle ferite non avremo iniziato a prendercene cura, nella quotidianità, incontreremo spesso soggetti che ci faranno rivivere, pur in contesti e con persone diverse, la stessa situazione.  […]

Come è possibile fare il passaggio dal buio alla luce?

Attraverso un processo di crescita personale, dove il VD  non preserverà certo dalle ricadute o dai momenti no, ma consentirà il passaggio dalla convinzione di essere condannate all’infelicità, in quanto appartenenti ad un genere che non gode degli stessi diritti sociali , che possiamo preservarci dal venir meno del senso di prospettiva, evitando così di distogliere l’attenzione dai colori e dai sapori della vita. Questo perché, sovente, può accadere che a fronte di una situazione problematica, ciò che determina un aggravamento della condizione non è lo sguardo discriminante dell’altro, bensì il giudizio dell’altro ideale, del proprio Critico Interiore, che sabota la possibilità di esprimersi e di agire in modo autentico. […]

Pertanto, con la nostra testardaggine, quello che dobbiamo favorire e perseguire è la creazione di una società dove integrazione e inclusione diventeranno le parole chiave e dove il Rispetto sarà il valore primario.

Infine mi piace concludere con le parole di Sidra Stone: “In questo modo, uomini e donne , come partner pieni ed uguali, saranno capaci di co-creare coscientemente una nuova civiltà, una nella quale i tradizionali contributi femminili hanno eguale importanza di quelli tradizionalmente maschili e che il nostro pieno diritto di nascita sarà restaurato”
(Sidra Stone, The Shadow King).

Dott.ssa Tatiana Cosci – Psicologa – Counselor Voice Dialogue – esperta di tecniche di Meditazione