Il termine Prostituzione, sul piano grammaticale è un sostantivo femminile, che indica  una “prestazione sessuale a scopo di lucro, con carattere di abitualità e professionalità”.

Lo stesso deriva dal verbo latino prostituire, pro = davanti e statuere= porre, mettere, e specifica, non solo, la cosiddetta professione più antica del mondo ma, anche, la condizione di una Persona che, come se fosse una merce in vetrina, è costretta a mettersi in vendita.

Parlo di Persona e non di donna, perché questa professione non è più ascrivibile ad un unico genere, e questa verità è sotto gli occhi di tutti (oltre al fatto che può essere presa a metafora di molto altro), tanto che mi viene da chiedermi: Ma coloro che hanno bisogno di pagare un’altra Persona per avere del sesso o vivere momenti di “intimità”, quale profondo disagio emotivo e disturbi relazionali stanno vivendo?

Sono soggetti che hanno bisogno di dominare, senza incorrere nel rischio di essere rifiutati/respinti?

Sono incapaci di instaurare delle relazioni sane e vere, per cui vanno alla ricerca di scorciatoie, oppure perché solo fuori dal proprio contesto familiare/sociale riescono a far emergere il loro vero Sé?

Non è possibile dare una risposta univoca ma, probabilmente, l’elemento comune è l’insoddisfazione, il disagio che emerge e che il soggetto vive, nella sua quotidianità, che non emerge in queste relazioni “particolari/tossiche”.

Se guardiamo questo tipo di relazioni potremmo essere dinanzi ad un disturbo di Personalità Narcisistico, per cui il  soggetto avvolto/a nel suo costante bisogno di ammirazione e controllo, con la convinzione che le sue esigenze sono più importanti di quelle degli altri, solo all’interno di un rapporto “mercificato” riesce a sentirsi a suo agio e appagato.

Oppure potremmo essere dinanzi alla paura del rifiuto che può generare reazioni diverse, a seconda della prospettiva da cui si guarda, come l’incapacità a dire di no, l’essere sempre a disposizione degli altri, a discapito di se stessi, tipico di chi si trova in una condizione di bisogno.

Questo genera negli altri la consapevolezza di poterti sfruttare a proprio vantaggio ma, al tempo stesso fa emergere un senso di impotenza, conseguenza della mancanza di autostima, autoefficacia e autodeterminazione.

Qual è la conseguenza di questo tipo di relazioni?

Sicuramente l’essere “apprezzati/visti” per quello che si fa e si offre e non per quello che si è, ma ciò che vivono le Persone che vendono se stessi/e è, sicuramente, la negazione del Sé, perché hanno perso, per necessità, la capacità di ascoltare i propri bisogni espressivi, i propri bisogni più profondi, con la conseguente perdita della propria identità e dignità.

Coloro che vendono se stessi/e non sono solo quelli che danno un prezzo al loro corpo (spesso imposto da chi li domina) ma, anche coloro che vendono i propri pensieri, la propria creatività al servizio di un padrone che offre loro uno stipendio, facendo venir meno il Rispetto di Sé, prostituendosi, alla pari di chi esercita questa professione nelle strade o negli appartamenti.

E’ vero che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, ma questo non deve condurre allo svilimento della Persona e alla perdita dei propri Sogni, bensì questi devono essere il motore, per portare avanti i propri obiettivi, senza prostrarsi e senza prostituirsi, anche se questo vorrà dire percorre strade in salita e tortuose.

L’importante sarà non perdere di vista la vetta, per arrivare a svolgere ciò che si ama, ciò per cui si è tanto faticato, con passione e con la soddisfazione economica che tutta questa dedizione genera, ma con la soddisfazione di non essere scesi a compromessi con chi voleva adombrare la nostra mente, inducendoci a prostituirci, anche a costo di compiere azioni che sarebbero (e lo sono per coloro che hanno perso la fiducia in se stessi) state lesive per la loro salute psicofisica.

Quindi, se vogliamo debellare il mestiere più antico del mondo, visto in una prospettiva più ampia, cambiamo il nostro modo di rapportarci alla vita e alle persone, senza lasciarci imbonire dai potenti saltimbanchi del momento, mantenendo vivo il nostro pensiero divergente e la nostra capacità di riflettere e di analisi.