Warning: A non-numeric value encountered in /home/idpolls1/public_html/edysalvadori.it/wp-content/themes/Divi/functions.php on line 5806

 

Ad ognuno di noi sarà capitato di vivere momenti di sconforto, abbandono, delusione e scoramento, a seguito di critiche ricevuto dai nostri genitori e, crescendo, dalle persone con cui abbiamo instaurato rapporti di lavoro, amicali o una relazione affettiva.

Se poi a queste situazioni esterne ci aggiungiamo quella vocina interiore che, con l’intento di proteggerci e di prevenire le critiche esterne, ci fa sentire sempre in difetto, sbagliati/e, mai a posto o in linea con quanto ci è stato richiesto è la fine!

Questa vocina, questa parte interiore è il nostro Critico che, a modo suo, cerca di proteggerci, quando in realtà, anziché essere un alleato, finisce per divenire un  nemico, il nostro peggio nemico.

La nostra personalità è composta di molti Aspetti. Il Critico è quella parte di te che ti rimprovera quando sbagli e tende a mettere in discussione come sei e quello che fai. Molte persone non si rendono nemmeno conto della sua esistenza, perché sono identificate con il suo modo di vedere le cose. Se imparerai a conoscere e guarire il tuo Critico, comincerai a recuperare l’autostima e la capacità di rischiare e creare”.[1]

Gli Stone lo definiscono “crazy radio” una radio pazza, che trasmette in continuazione, a raffica, senza tregua, di giorno e di notte, giudizi su di noi, mentre io lo definisco il Grillo Parlante, con un ruolo in parte diverso da quello che questo personaggio aveva nella favola di Pinocchio, ma che divenendo la somma di tutte le nostre parti interiori, qualunque cosa facciamo non gli va mai bene. Se rispondiamo A, andava bene B, ma se abbiamo risposto B, sarebbe stato preferibile A.

Sovente questa voce interiore è molto distruttiva verso di noi, tanto che ci rinvia un’immagine  deformata, attraverso la quale non è più possibile comprendere, con lucidità, chi siamo, cosa vogliamo fare e dove vogliamo andare.

Sei un incapace… Non ce la farai mai, non lo vedi che dopo tutto questo tempo non ti è ancora riuscito… Lui tanto è più intelligente, più preparato, più pronto, più bello… Sei stato una grande delusione, sarà bene che ti defili, sperando che nessuno ti veda… Cerca di non metterti in  mostra, rischi che ti vedano per quello che sei realmente… :queste sono solo alcune delle affermazioni predilette dal nostro Critico”.

Se ci soffermiamo a riflettere possiamo cogliere nel suo comportamento il tentativo di proteggerci da situazioni o comportamenti che ci si potrebbero ritorcere contro, come del resto farebbe un genitore amorevole.

Purtroppo, le sue parole denigratorie, finiscono per limitare le nostre potenzialità, facendoci sentire degli incapaci, degli “inetti”, al punto tale di inibire il nostro coraggio, la nostra capacità di osare, il desiderio di rischiare e la fiducia nelle nostre capacità intuitive/creative.

Ma come mai questo parte nasce ed emerge dentro di noi?

Il suo obiettivo è quello di farci rispettare i diktat del nostro sistema primario e per fare ciò si alimenta dei rimproveri, che negli anni ci sono stati fatti, da coloro che si aspettavano da noi certi comportamenti.

I nostri genitori hanno fatto di tutto, perché noi diventassimo delle brave persone, perché ci comportassimo in modo adeguato, perché avessimo successo nella vita.

Loro ce l’hanno messa tutta per cogliere cosa c’era di “sbagliato in noi”, e uno sforzo analogo lo hanno fatto per “aggiustarci”. Tutto questo perché volevano che fossimo i migliori, i più giusti, i più bravi, secondo i loro paramenti.

Ma non si sono resi conto che stavano proiettando su di noi le loro ansie, le loro insicurezze, il loro senso di inadeguatezza, i loro fallimenti e, soprattutto, la paura di fallire come genitori per cui, nel tentativo di non commettere gli errori genitoriali, che avevano subito e che li avevano fatti soffrire, ne hanno commessi altri.

E’ chiaro che l’intento, il proposito era buono, ma ciò che noi possiamo aver introiettato, è che c’era qualcosa di sbagliato in noi o che potremmo essere una “macchina perfetta”, con qualche pezzettino fallato..purtroppo!

E’ per questo che il Critico Interiore vive costantemente nell’ansia che possiamo commettere degli errori e che gli altri possano venirne a conoscenza, perché non vuole che vedano “chi siamo realmente” perché, diciamocelo, qualche piccolo difetto ce l’abbiamo veramente, l’importante è accertarlo con amorevolezza, perché è anche quello che ci rende unici, non duplicabili.

Purtroppo per lui non é così: dobbiamo essere perfetti, inappuntabili ed è per questo che lui ci critica, stando in uno stato di costante allerta, prima che possano farlo altri, per preservarci dalla vergogna e dal dolore.

Soffermiamoci un attimo a riflettere: ma ci siamo mai chiesti chi è che ci spinge ad andare in palestra, nella pausa pranzo o dopo otto ore di lavoro, chi è che ci fa spendere un sacco di soldi dall’estetista o dal chirurgo estetico, nel tentativo di scoprire l’elisir dell’eterna giovinezza, chi è che ci fa passare da un corso di consapevolezza all’altro, tanto che c’è stato detto, con tono particolarmente ironico, “Hai fatto più corsi tu che Mennea”, o ancora, chi è che ci spinge ad assumere sostanze stupefacenti o un consumo alterato di prodotti alcolici, che ci concedono per pochi attimi uno stato alterato di coscienza?[2]

Non è altro che il nostro Critico Interiore!

 Per lui possiamo sempre migliorare, ed è per questo che ci bisbiglia all’orecchio che abbiamo ancora qualcosa da modificare, da cambiare, che possiamo fare di più!

Ma come mai non riusciamo a sfuggire a questa sua trappola?

Semplicemente perché, nonostante sentiamo la sua voce, in modo nitido, non sappiamo che è una parte di noi, un aspetto interiore, un componente della nostra famiglia interiore.

Di una cosa però siamo certi: le sue parole sono la veritas.

Noi siamo realmente come ci descrive e gli altri sono sempre meglio di noi!

Da quanto affermato si evince che il Critico Interiore dovrebbe essere l’archetipo del senso di giustizia, cioè quella parte che ha un visione oggettiva di ogni avvenimento, di ogni situazione in cui ci troviamo coinvolti e non, e che dovrebbe inviarci un immagine nitida del contesto, quando in realtà non è così perché, purtroppo, come già affermato, subisce i condizionamenti di chi ci circonda e dell’ambiente esterno in generale (familiari, genitori, il gruppo dei pari, la scuola…).

Lo potremmo paragonare ad un faro, che ha il compito di illuminare la rotta alle imbarcazioni, ruotando a 360°, quando in realtà riesce a fare una rotazione solo di 90° o 180°, facendoci vedere esclusivamente i nostri difetti, dicendoci, costantemente, che non siamo abbastanza competenti per cui, prima o poi, l’altro avrà più lavoro di me, che siamo troppo grassi o magri, che ci dovevamo vestire in maniera diversa per quell’incontro…

Tutto questo perché vuole che affrontiamo la vita al meglio, attraverso dei parametri che sono giusti per lui, ma al limite della follia per noi, perché non potremo mai raggiungerli oltre al fatto di rischiare di vivere in un contesto sociale dove ci sentiremo minacciati da tutto o da tutti, smettendo di fidarci o di affidarci agli altri, quando la prima persona di cui non ci fidiamo realmente siamo noi stessi!

Così facendo la nostra Autostima viene messa in discussione, viviamo con l’ansia del confronto e la paura dell’insuccesso, tanto che mettiamo i nostri sogni dentro un cassetto, di cui ci dimentichiamo l’esistenza o non riusciamo più a ritrovarne la chiave.

Noi dobbiamo imparare a riconoscere queste riflessioni e pensare che sono il “punto di vista del nostro Critico”, non siamo noi, altrimenti potremmo rischiare di vivere nell’inazione, come strenuo tentativo per prevenire i giudizi negativi degli altri.

Ma… abbiamo mai pensato che le sue critiche potrebbero essere il frutto di un contesto socio-culturale dominato dalla competizione e dal senso di colpa?

Ma se anche fosse così, esiste un modo per impedirgli di danneggiarci, trasformandolo in una risorsa per il nostro benessere, dal momento che potrebbe offrirci gli strumenti per conoscere le nostre qualità, i limiti, oltre alla capacità di giudicare, con lucidità ed equilibrio, le persone con cui entriamo in contatto e le situazioni, che ci troviamo ad affrontare?

Innanzitutto è bene smascherarlo, iniziando a riconoscerlo dentro di noi per cui, ogni qualvolta sentiamo dentro di noi la vocina che ci dice “Sei un incapace”, dobbiamo trasformarla in “Il mio Critico pensa che sono un’incapace, ma io no”, e riderci sopra.

 Questo può divenire un modo efficace per separarci da lui, evitando di identificarci con le sue asserzioni.

La sua trasformazione è fondamentale per noi, in quanto favorisce l’emersione della nostra Autostima, implementando la nostra capacità di scelta ma, nel fare ciò, dovremmo tenere presente alcune piccole indicazioni:

  • Non tentare di discuterci, per fargli cambiare idea, perché tanto finisce per avere sempre ragione lui
  • Domandargli che cosa c’è che lo preoccupa e che cosa possiamo fare noi per prenderci cura delle sue preoccupazioni, diversamente da quello che stiamo facendo nel momento
  • Imparare a prenderci in giro perché, sovente, la sua presenza ci fa diventare troppo “seriosi”(l’umorismo e l’autoironia possono divenire un  ottimo antidoto).

Se riusciamo ad instaurare con lui una diversa modalità relazionale, per cui raggiungiamo nell’intento di farlo divenire un nostro alleato, potremo prendere le distanze dai suoi giudizi, dai suoi commenti, scoprendo che possiamo vivere con più leggerezza.

 

 

 

[1] H. Stone, S. Stone, “I Critico Interiore. Mai più contro noi stessi”, Macro Edizioni, Diegaro di Cesena, 2009, p. 15

[2] E’ necessario fare una distinzione di genere, dal momento che il Critico nella donna, di solito, presta più attenzione all’aspetto fisico e alla bellezza esteriore, perché è terrorizzato all’idea di invecchiare, ed è per questo che costituisce un grande alleato per il mondo dell’estetica e della bellezza in generale, mentre per l’uomo si centra di più sulla carriera, sul successo, sul raggiungimento del benessere economico e sull’eccellenza nelle prestazioni, anche sessuali. Entrambe le situazioni possono essere il frutto di stereotipi che continuano a permanere, nel tempo, nella nostra società.