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Al primo impatto verrebbe da chiedersi, ma che correlazione c’è fra il Pino Silvestre e il Senso di Colpa?

Nessuna!!

Ovvio!!

In realtà’ non è così !

Se ci soffermiamo un attimo sulle caratteristiche di questa pianta è chiaro che conveniamo tutti sul fatto che non ha capacità  autorigeneratrici, se la tagliamo, oltre al fatto che subisce le influenze atmosferiche, al punto tale da modellare la sua forma e la sua direzione in rapporto a queste infatti, anziché erigersi in modo rettilineo verso l’alto può incurvarsi, a causa del vento, della pioggia e dei fulmini.

Ma non solo, Bach aveva individuato nella sua personalità il Senso di Colpa, dal momento che sotto di lui, eccetto alcune varietà di funghi, che hanno pochissima clorofilla, non cresce niente, dal momento che le sue foglie fanno cadere al suolo una resina, che rende non fertile il terreno sottostante.

In seguito a questa riflessione appare chiaro che questo rimedio floreale è utile per coloro che si colpevolizzano di qualunque cosa, anche quando ottengono dei buoni risultati, ma non sono mai contenti, perché c’è una Vulnerabilità sottostante che non li fa mai sentire abbastanza.

C’è un detto popolare che recita “Come ne fai, ne manca un pezzo“, che rende l’idea della dinamica interiore che caratterizza queste persone, che non sono mai soddisfatte dei traguardi raggiunti e dei loro sforzi tanto che, così facendo, favoriscono l’emersione del loro Critico Interiore il quale, pur essendo a conoscenza che quell’errore l’ha commesso un altro, comunque gli attribuisce una percentuale di responsabilità.

Quando incominciamo a camminare nella strada della vita con il Senso di Colpa sotto il braccio?

Quando pensiamo di essere quel Pino Silvestre che si lascia muovere e condizionare dagli eventi atmosferici, mettendo da parte la nostra Autostima, che ci consentirebbe di superare le “intemperie”della vita.

Questo è quella parte interiore che emerge a seguito di un’azione, che magari non ha avuto l’esito sperato, per cui ci colpevolizziamo di tutto e di più, come se questo potesse divenire un gesto catartico di ripulitura interiore, con la conseguenza che più ci sentiamo in colpa, più ci critichiamo, finendo per sentirci sbagliati e inadeguati.

San Bernardo de Claraval affermava che “la colpa non sta nel sentimento, ma nell’auto convincimento”, come a dire che più ci sentiamo colpevoli per quello che non abbiamo fatto o per quello che avremmo dovuto fare, più vivremo una condizione di totale inadeguatezza e paura.

Questo Sé interiore ci immobilizza, perché ci fa, costantemente, guardare indietro, pensando a quello che avremmo potuto agire, ma non l’abbiamo messo in pratica, per cui ci paralizza nel passato!

Passato che, per altro, non possiamo cambiare, mentre invece dobbiamo rivolgere la nostra attenzione al presente, al qui ed ora, e al futuro.

Quando questa parte fa un blitz nella nostra vita, avvolgendoci, noi dobbiamo richiamare aspetti più razionali, che se ne possano prendere cura, trasformando quella situazione in una risorsa, in una opportunità per crescere ed imparare, evitando così di ricaderci.

Ad esempio, se sono cresciuta in un contesto familiare che ha favorito l’emersione della mia parte Disponibile, questo mi porterà a non dire mai di NO, nemmeno quando sento che quella persona, “a pelle”, non mi piace.

Non assecondando la percezione del mio istinto, della mia energia yin, del mio femminile interiore, finisco per perdere di vista alcuni aspetti e, alla fine, mi pento dell’aver detto SI ma, oramai, non posso più tornare indietro, ma solo prenderne atto, fare tesoro dell’esperienza e guardare avanti!

I latini dicevano “Errare humanum est, perseverare autem diabolicum”, ossia commettere un errore è umano, ma perseverare è diabolico!

L’accettazione di noi stesso e della nostra azione viene a costituire il modo migliore per trasformare quella situazione in una risorsa.

Purtroppo non sempre questo è possibile, perché non è facile riconoscere e ammettere i nostri errori, perché implica l’accettazione della fallibilità, il fallimento dell’idea di Perfezione che, a volte, ci prefiggiamo di raggiungere, il crollo dell’ideale Io, che pensavamo di essere, invece non siamo.

Ma quale può essere l’origine della nostra colpa?

Forse può risiedere nella violazione di regole familiari, che ci sono state trasmesse nel tempo, o sociali, che abbiamo acquisito attraverso l’esperienza.

Esserne venuti meno ci può portare ad assumere un atteggiamento Solipsistico, che ci fa prediligere i momenti di solitudine, e a percepire la  Paura dell’abbandono, in seguito alla perdita dell’approvazione delle persone che ci ruotano intorno e che costituiscono punti di riferimento importanti.

Proprio per evitare tutto questo, potremmo preferire di  adottare un comportamento che è incline e condiviso dal contesto relazionale, nonostante non lo condividiamo fino in fondo, ma è più forte il desiderio di non essere “una voce fuori dal coro”, per essere accettati, piuttosto che esprimere il proprio pensiero divergente.

Crescere, credere in se stessi, avere Fiducia nelle proprie idee e azioni, deve darci il Coraggio di uscire da queste dinamiche relazionali e la predisposizione per  affrontare le difficoltà della vita.

Quali strategie potremmo adottare per superare il Senso di Colpa?

Una potrebbe essere quella di imprimerci nella mente una frase molto semplice” Continuare a sentirmi in colpa non cambia il passato e nemmeno mi consente di migliorarmi”, pertanto è preferibile fare tesoro dell’insegnamento appreso dalla situazione, guardare avanti e perdonarmi.

Un’altra può consistere nello smettere di chiedere scusa, perché non è possibile che sbagliamo sempre tutto, potremmo cessare di sentirci sbagliati, incominciando ad apprezzarci e ad amare anche i nostri difetti, così facendo allenteremmo la pressione della parte Pignola e Perfezionista, oltre al riequilibrare anche il nostro Disponibile che, altrimenti, si prodiga a “sfinimento” verso gli altri.

Potremmo iniziare con il mettere un po’ da parte il nostro Altruista interiore e accettare i doni/regali che ci vengono fatti, cessando di pensare che non ce li siamo meritati, perché se c’è qualcuno che ha avuto questo pensiero per noi, vuol dire che ce lo siamo “guadagnato”.

Potremmo trasformare l‘Attivista Metodico in uno Curioso, voglioso di scoprire e di vivere la vita, in tutte le sue sfaccettature, mettendo da parte la Vergogna, la Malinconia, l’Ansia, oltre al senso di inferiorità, che il nostro corpo potrebbe esprimerci attraverso i disturbi digestivi, o i dolori alla schiena o articolari, oltre alla rigidità muscolare.

Potremmo smettere di vivere la sessualità con la percezione che le défaillance o gli errori dell’altro/a si verificano per colpa nostra.

Potremmo mettere da parte la Paura di essere puniti dai genitori, dagli insegnanti o dal nostro titolare….

Potremmo incominciare con

  • l’Accettazione delle nostre imperfezioni,
  • l’Assunzione delle Responsabilità che ci competono, senza addossarci quelle degli altri,
  • l’Imparare dagli errori, mettendo da parte il Rimorso,
  • il Perdonarci e il Perdonare, perché nessuno è perfetto,
  • l’Accettazione delle critiche solo se sono giustificate, se hanno un fondamento oggettivo e se sono costruttive, non fini a se stesse,
  • l’Amare noi stessi,prima di tutti,  e gli altri, mettendo da parte atteggiamenti autolesionistici.