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Il nostro corpo talora funziona come una sorta di capro espiatorio, da bersaglio di emozioni che non sappiamo riconoscere ed esprimere diversamente. In tali casi è importante attivare un processo di consapevolezza che può condurre a percepire come il nostro corpo subisce le nostre azioni, le nostre sofferenze, le nostre relazioni, in altri termini, tutte quelle situazioni che creano disagio emotivo.

«Ognuno di noi conosce chiaramente il significato del termine “somatizzazioni”, con il quale si tende ad individuare quel livello variabile di sofferenza psichica, che genera disturbi fisici, ma c’è anche chi gli attribuisce la valenza di “malesseri immaginari”, creati dalla mente dell’individuo, mentre in realtà sono dei veri e propri disturbi, che possono diventare delle patologie, quando si è dinanzi al perdurare del sintomo» scrive Edi Salvadori, psicopedagogista e counselor relazionale nel saggio Quattro passi con il sintomo: dal conflitto alle “parole nuove” del corpo (Morlacchi Editore, 2013).

Da tale prospettiva la dottoressa prova ad inquadrare una serie di sintomi riscontrabili in molte persone dopo le feste di fine/inizio anno. Le feste appena trascorse sono state un banco di prova per la tenuta del gruppo familiare. Spesso ci si confronta con famiglie composite (con ex coniugi, figli di precedenti matrimoni, familiari che vivono altrove, parenti acquisiti di recente e praticamente sconosciuti) in cui è difficile “riconoscersi” reciprocamente, accettando la diversità dell’altro. Inoltre mancano sempre di più i “grandi vecchi”, figure che prima esercitavano un ruolo di mediazione, di “collante” della famiglia, relegati preferibilmente ad un ruolo di comparse (spesso accompagnate da badanti).

«Le occasioni di incontro sono obbligate ma non sempre gradite – commenta la dottoressa Salvadori -. Le famiglie sono una entità sempre più complessa e conflittuale. Generalmente si tenta di evitare le situazioni e gli incontri non graditi, e quando ciò non è possibile il corpo ci segnala il disagio emotivo con sintomi semplici ma emblematici: nausea, disturbi digestivi, mal di stomaco, mal di testa e talora disturbi cutanei che fanno pensare ad una allergia. Molti di questi disturbi possono essere ricondotti a conflitti emotivi che si innescano in situazioni di stress. Negli ultimi anni ho notato un aumento di questo disagio proprio dopo le feste.

Una su 4 delle persone che seguo riferiscono un peggioramento delle loro condizioni in questo periodo perché esiste una corrispondenza significativa tra disturbi gastroenterici e complessità della situazione familiare. Sono le situazioni e le persone quello che non riusciamo a “digerire”. Coloro che si rivolgono a me, riavvolgendo il filo dei ricordi, collegano che i sintomi si verificano sempre quando c’è una persona in particolare o una determinata situazione, spesso molto antica, non risolta nel passato, “una ferita interiore” ancora aperta».

Tuttavia, nel pronto intervento, quando l’ansia blocca il respiro, è utile eseguire un semplice esercizio di respirazione: la respirazione profonda è uno dei metodi più noti ed efficaci per riequilibrare corpo, mente, spirito ed emozioni. «Esiste un meccanismo di rinforzo automatico negativo che, quando siamo sotto tensione ci rende più inclini a reagire ad aggressioni anche minime – spiega la dottoressa Salvadori – mentre se siamo rilassati percepiamo in maniera nettamente inferiore gli stimoli negativi».

 

Rosalba Miceli

Galassiamente – 10 Gennaio 2014